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LA PELLE DELLA LUCCIOLA – L’Animale Umano [7]

 Ettore Del Capitano


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Categoria: .

la pelle della lucciolaAUTORE: Ettore Del Capitano

TITOLO: La Pelle della Lucciola – L’Animale Umano: 7

CO-EDIZIONE: Leima Edizioni

GENERE: Thriller

ANNO: 2016

PREZZO: Gratis

FORMATO: .pdf

ISBN: 9788894042030

SINOSSI:

Più che un racconto, un romanzo in miniatura. Un adrenergico thriller di denuncia sul tema mai così attuale dell’immigrazione e dello sciacallaggio di chi approfitta del bisogno altrui. In una Palermo piegata ai suoi demoni, implacabile nel reprimere ogni possibilità di cambiamento, un uomo potrebbe pagare sulla sua pelle il desiderio di fare ordine e pulizia intorno a sé, e agli altri.

  1. 5 di 5

    :

    “A pelle”… il racconto mi è piaciuto particolarmente, anche per le caratteristiche della costruzione narrativa “noir” che non mi dispiace, una giusta armonia tra mistero e suspence retta dall’incalzante ritmo del pericolo incombente fino al tragico epilogo. Tutto si dipana intorno al crescente e rischioso conflitto tra il protagonista maschile, “vittima” al pari del desiderio “umano” di giustizia e moralità degli individui che rappresenta – e l’antagonista “colpevole” da smascherare, identificato con l’anarchico assedio di un contesto criminoso, al limite del lato “animale” della società. Al centro, il soggetto femminile del contendere, una “lucciola” tra tante ma animata da desiderio di luce, “oltre” il nero squallore esistenziale cui è forse costretta dal bisogno… e dal ricatto morale.
    Come in un delitto che si rispetti, l'”occasione” è offerta dalla presenza invitante quanto scomoda – un guaio grosso da evitare prima ancora che si manifestasse – della “pelle lucida della Lucciola”, un rivestimento estetico di facile richiamo solo per gli istinti più animaleschi, che intende occultare però accuratamente una corposità sommersa nel selvaggio intrico di un’umanità disagiata, verso cui non è scontato vincere la diffidenza e la debita distanza dal cosiddetto “normale”, se non in uno scambio empatico di emozioni, di debolezze, di slanci di libertà. Il “mezzo”: quel campo assediato dall’immondizia, trasformato dal protagonista puro d’animo in un “bel prato ordinato con piccole aiuole di fiori colorati”, metafora della vita stessa e degli uomini contesi tra male e bene, dolore e aspirazione alla felicità, e che possono essere portatori di un messaggio di rivolta all’esistente – un tacito accordo “senza bisogno di parlare” – addossandosi da soli e con sacrificio fino all’estremo tutto il peso della parte sporca e degradata, operando infine la trasfigurazione dei “rifiuti” in “esseri dignitosi”. Il “movente”: la voce della coscienza, attraverso la lucciola che sommessamente e in luogo sicuro dice: “solo tu mi puoi aiutare”, il richiamo umano da cui può dipendere la salvezza e la felicità di se stessi e dell’Altro. Tutto ciò avviene nella “ricerca di una soluzione” ad una vita quasi vegetativa e priva di coinvolgimenti emotivi, nonostante la predestinazione fatale del destino – criminale nemico – lo porterà a scontrarsi col suo stesso limite umano, di “essere per la morte”. Irrompe nel sorprendente finale lo scontro tra la consapevolezza del Nulla, nei fulminei attimi precedenti la morte violenta – quando tutti gli scampoli della vita passano davanti agli occhi e si ricompongono nello sguardo di un “Sisifo felice” aperto verso il cielo – e l’unica realtà presente (come la stessa narrazione) divenuta “di senso”: la sua pelle in cambio di quella della “lucciola” – nuova metafora della vittoria della luce sul prato fiorito – diventa infatti capace di operare il riscatto verso e contro l’assurdo dell’esistenza:
    «Rischiara questo deserto e lo domina; conosce le proprie servitù e le spiega. Essa morirà al tempo stesso che il corpo. Ma il saperlo: ecco la sua libertà.» (A. Camus – cit. da “Storia, Filosofia e Politica, Camus e Merleau-Ponty” di Antonio Martone, ed. La città del Sole, 2003)
    E ci sarebbe ancora molto da approfondire, rispetto ai complessi temi esistenziali del “dolore” toccati dal racconto. Esprimo i miei sinceri complimenti al bravissimo autore Ettore del Capitano: Ad maiora!
    Saluto gli amici Emanuele Dario Russo, Dafne Murro, Antonio Martone, il team editoriale Urban Apnea, ringraziando ancora tutti per la speciale opportunità di lettura critica proposta!
    Raffaela De Nicola

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