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	Commenti a: LA PELLE DELLA LUCCIOLA	</title>
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		<title>
		Di: Raffaela De Nicola		</title>
		<link>https://www.urbanapneaedizioni.it/prodotto/la-pelle-della-lucciola-lanimale-umano-7/#comment-156</link>

		<dc:creator><![CDATA[Raffaela De Nicola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 18:07:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;A pelle&quot;... il racconto mi è piaciuto particolarmente, anche per le caratteristiche della costruzione narrativa &quot;noir&quot; che non mi dispiace, una giusta armonia tra mistero e suspence retta dall&#039;incalzante ritmo del pericolo incombente fino al tragico epilogo. Tutto si dipana intorno al crescente e rischioso conflitto tra il protagonista maschile, &quot;vittima&quot; al pari del desiderio &quot;umano&quot; di giustizia e moralità degli individui che rappresenta - e l&#039;antagonista &quot;colpevole&quot; da smascherare, identificato con l&#039;anarchico assedio di un contesto criminoso, al limite del lato &quot;animale&quot; della società. Al centro, il soggetto femminile del contendere, una &quot;lucciola&quot; tra tante ma animata da desiderio di luce, &quot;oltre&quot; il nero squallore esistenziale cui è forse costretta dal bisogno... e dal ricatto morale.
Come in un delitto che si rispetti, l&#039;&quot;occasione&quot; è offerta dalla presenza invitante quanto scomoda - un guaio grosso da evitare prima ancora che si manifestasse - della &quot;pelle lucida della Lucciola&quot;, un rivestimento estetico di facile richiamo solo per gli istinti più animaleschi, che intende occultare però accuratamente una corposità sommersa nel selvaggio intrico di un&#039;umanità disagiata, verso cui non è scontato vincere la diffidenza e la debita distanza dal cosiddetto &quot;normale&quot;, se non in uno scambio empatico di emozioni, di debolezze, di slanci di libertà. Il &quot;mezzo&quot;: quel campo assediato dall’immondizia, trasformato dal protagonista puro d&#039;animo in un &quot;bel prato ordinato con piccole aiuole di fiori colorati&quot;, metafora della vita stessa e degli uomini contesi tra male e bene, dolore e aspirazione alla felicità, e che possono essere portatori di un messaggio di rivolta all&#039;esistente - un tacito accordo &quot;senza bisogno di parlare&quot; - addossandosi da soli e con sacrificio fino all&#039;estremo tutto il peso della parte sporca e degradata, operando infine la trasfigurazione dei &quot;rifiuti&quot; in &quot;esseri dignitosi&quot;. Il &quot;movente&quot;: la voce della coscienza, attraverso la lucciola che sommessamente e in luogo sicuro dice: &quot;solo tu mi puoi aiutare&quot;, il richiamo umano da cui può dipendere la salvezza e la felicità di se stessi e dell&#039;Altro. Tutto ciò avviene nella &quot;ricerca di una soluzione&quot; ad una vita quasi vegetativa e priva di coinvolgimenti emotivi, nonostante la predestinazione fatale del destino - criminale nemico - lo porterà a scontrarsi col suo stesso limite umano, di &quot;essere per la morte&quot;. Irrompe nel sorprendente finale lo scontro tra la consapevolezza del Nulla, nei fulminei attimi precedenti la morte violenta - quando tutti gli scampoli della vita passano davanti agli occhi e si ricompongono nello sguardo di un &quot;Sisifo felice&quot; aperto verso il cielo - e l&#039;unica realtà presente (come la stessa narrazione) divenuta &quot;di senso&quot;: la sua pelle in cambio di quella della &quot;lucciola&quot; - nuova metafora della vittoria della luce sul prato fiorito - diventa infatti capace di operare il riscatto verso e contro l&#039;assurdo dell&#039;esistenza:
«Rischiara questo deserto e lo domina; conosce le proprie servitù e le spiega. Essa morirà al tempo stesso che il corpo. Ma il saperlo: ecco la sua libertà.» (A. Camus - cit. da &quot;Storia, Filosofia e Politica, Camus e Merleau-Ponty&quot; di Antonio Martone, ed. La città del Sole, 2003)
E ci sarebbe ancora molto da approfondire, rispetto ai complessi temi esistenziali del &quot;dolore&quot; toccati dal racconto. Esprimo i miei sinceri complimenti al bravissimo autore Ettore del Capitano: Ad maiora!
Saluto gli amici Emanuele Dario Russo, Dafne Murro, Antonio Martone, il team editoriale Urban Apnea, ringraziando ancora tutti per la speciale opportunità di lettura critica proposta!
Raffaela De Nicola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;A pelle&#8221;&#8230; il racconto mi è piaciuto particolarmente, anche per le caratteristiche della costruzione narrativa &#8220;noir&#8221; che non mi dispiace, una giusta armonia tra mistero e suspence retta dall&#8217;incalzante ritmo del pericolo incombente fino al tragico epilogo. Tutto si dipana intorno al crescente e rischioso conflitto tra il protagonista maschile, &#8220;vittima&#8221; al pari del desiderio &#8220;umano&#8221; di giustizia e moralità degli individui che rappresenta &#8211; e l&#8217;antagonista &#8220;colpevole&#8221; da smascherare, identificato con l&#8217;anarchico assedio di un contesto criminoso, al limite del lato &#8220;animale&#8221; della società. Al centro, il soggetto femminile del contendere, una &#8220;lucciola&#8221; tra tante ma animata da desiderio di luce, &#8220;oltre&#8221; il nero squallore esistenziale cui è forse costretta dal bisogno&#8230; e dal ricatto morale.<br />
Come in un delitto che si rispetti, l'&#8221;occasione&#8221; è offerta dalla presenza invitante quanto scomoda &#8211; un guaio grosso da evitare prima ancora che si manifestasse &#8211; della &#8220;pelle lucida della Lucciola&#8221;, un rivestimento estetico di facile richiamo solo per gli istinti più animaleschi, che intende occultare però accuratamente una corposità sommersa nel selvaggio intrico di un&#8217;umanità disagiata, verso cui non è scontato vincere la diffidenza e la debita distanza dal cosiddetto &#8220;normale&#8221;, se non in uno scambio empatico di emozioni, di debolezze, di slanci di libertà. Il &#8220;mezzo&#8221;: quel campo assediato dall’immondizia, trasformato dal protagonista puro d&#8217;animo in un &#8220;bel prato ordinato con piccole aiuole di fiori colorati&#8221;, metafora della vita stessa e degli uomini contesi tra male e bene, dolore e aspirazione alla felicità, e che possono essere portatori di un messaggio di rivolta all&#8217;esistente &#8211; un tacito accordo &#8220;senza bisogno di parlare&#8221; &#8211; addossandosi da soli e con sacrificio fino all&#8217;estremo tutto il peso della parte sporca e degradata, operando infine la trasfigurazione dei &#8220;rifiuti&#8221; in &#8220;esseri dignitosi&#8221;. Il &#8220;movente&#8221;: la voce della coscienza, attraverso la lucciola che sommessamente e in luogo sicuro dice: &#8220;solo tu mi puoi aiutare&#8221;, il richiamo umano da cui può dipendere la salvezza e la felicità di se stessi e dell&#8217;Altro. Tutto ciò avviene nella &#8220;ricerca di una soluzione&#8221; ad una vita quasi vegetativa e priva di coinvolgimenti emotivi, nonostante la predestinazione fatale del destino &#8211; criminale nemico &#8211; lo porterà a scontrarsi col suo stesso limite umano, di &#8220;essere per la morte&#8221;. Irrompe nel sorprendente finale lo scontro tra la consapevolezza del Nulla, nei fulminei attimi precedenti la morte violenta &#8211; quando tutti gli scampoli della vita passano davanti agli occhi e si ricompongono nello sguardo di un &#8220;Sisifo felice&#8221; aperto verso il cielo &#8211; e l&#8217;unica realtà presente (come la stessa narrazione) divenuta &#8220;di senso&#8221;: la sua pelle in cambio di quella della &#8220;lucciola&#8221; &#8211; nuova metafora della vittoria della luce sul prato fiorito &#8211; diventa infatti capace di operare il riscatto verso e contro l&#8217;assurdo dell&#8217;esistenza:<br />
«Rischiara questo deserto e lo domina; conosce le proprie servitù e le spiega. Essa morirà al tempo stesso che il corpo. Ma il saperlo: ecco la sua libertà.» (A. Camus &#8211; cit. da &#8220;Storia, Filosofia e Politica, Camus e Merleau-Ponty&#8221; di Antonio Martone, ed. La città del Sole, 2003)<br />
E ci sarebbe ancora molto da approfondire, rispetto ai complessi temi esistenziali del &#8220;dolore&#8221; toccati dal racconto. Esprimo i miei sinceri complimenti al bravissimo autore Ettore del Capitano: Ad maiora!<br />
Saluto gli amici Emanuele Dario Russo, Dafne Murro, Antonio Martone, il team editoriale Urban Apnea, ringraziando ancora tutti per la speciale opportunità di lettura critica proposta!<br />
Raffaela De Nicola</p>
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