Descrizione
AUTORE: Jack London
TITOLO: La Peste Scarlatta
TRADUZIONE: Federica Fiandaca
GENERE: Apocalittico
ANNO: 2022
FORMATO: Brossura copertina morbida / .pdf
PREZZO: €13 / Libera donazione
ISBN: 9791280639080
SINOSSI:
Il Novecento si apre con l’apocalisse poetica di M.P. Shiel.
La sua “Nube Purpurea” accende l’immaginazione di artisti e intellettuali, e tra questi almeno due rilanciano in modo originale e personale la propria ispirazione: Jack London nel 1912, con “La Peste Scarlatta” e Arthur Conan Doyle nel 1913, con “La Nube Avvelenata”.
Ne “La Peste Scarlatta” l’estinzione del genere umano avviene a causa di un virus di eziologia sconosciuta che nel giro di poche ore porta alla morte di miliardi di persone. Nella San Francisco semidisabitata del 2073 sono sopravvissuti un arzillo nonnetto un po’ brontolone e i suoi tre nipoti.
Tra una passeggiata nella foresta e un pasto improvvisato intorno al fuoco, il vecchio racconterà l’escalation di eventi che hanno condotto all’apocalisse quasi totale nel pianeta Terra.
Un manifesto epico che lo stile unico di Jack London eleva in un equilibrio sottile tra dramma e leggerezza, e che oggi, a distanza di più di un secolo, risuona più profetico e attuale che mai.
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Annalaura Littero Books –
In questo racconto scritto nel 1912, London ci presenta uno scenario apocalittico.
In un mondo in cui la specie umana è stata completamente decimata da una terribile pestilenza, sopravvivono solo piccole tribù di uomini selvaggi ed un anziano signore che sostiene essere l’unico superstite della civiltà scomparsa.
Il vecchio racconterà ai suoi nipoti quello che era il suo mondo passato e tutto ciò che la peste ha in un attimo cancellato.
Quando muore un pezzo di storia, quando un intero popolo scompare, si è costretti a ricominciare e si è costretti a farlo senza i progressi ai quali si era stati abituati.
Scienza, cultura e ricchezza sembrano valori perduti per sempre e l’unica cosa che spinge i superstiti a ricominciare é l’istinto animale.
Perché l’uomo, se messo di fronte alla necessità, può diventare animale pur di lottare per la propria sopravvivenza.
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Mi è piaciuto molto immaginare ciò che London ha sapientemente descritto. Fa strano pensare ad un mondo dove il progresso ha miseramente fallito, dove non ci sono più regole né governi, dove la natura riprende il controllo della specie umana.
Se tutti i medici del mondo scomparissero, chi saprebbe più curarci? Se tutti i docenti morissero all’istante, chi potrebbe istruirci? E la scienza, come recuperare anni ed anni di brillanti scoperte?
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Tutti i ricordi ed il sapere della civiltà passata restano nella memoria del protagonista che tenta di spiegare la meraviglia di ciò che era la sua vita a dei ragazzi nati e cresciuti come cavernicoli.
Non comprendono molti dei termini da lui utilizzati perché non li conoscono, non sanno contare e lo trovano anche un po’ matto ma sono affascinati dai suoi racconti, così come lo sono stata io per tutto il tempo della lettura.
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È un libro che consiglio anche ai non amanti del genere perché fa riflettere ma anche apprezzare tutto quello che nei secoli l’uomo ha conquistato.
Quale sarebbe, per voi, la perdita più grande per l’umanità se tutto all’improvviso venisse spazzato via?
Bookween Inn –
LA PESTE SCARLATTA di Jack London fu pubblicato per la prima volta sul The London Magazine nel 1912 col titolo “The Scarlet Plague”. In Italia arrivò nel 1927 grazie alla Sonzogno.
Racconto lungo o romanzo breve, lungo meno di cento pagine, è un precursore del filone divenuto celebre con romanzi come “La Strada” di Comarc McCarthy e “L’ombra dello scorpione” di Stephen King (due romanzi che amo alla follia!).
✨️Per chi mi segue sa quanto io ami le storie post-apocalittiche, l’idea di una rinascita dalle macerie come la fenice – visione romantica e ottimistica la mia? – quel che resta dell’umanità come se la caverebbe? Forse mi serve anche per esorcizzare la paura reale che questo mondo collassi quando ancora sono viva: le cose non stanno andando benissimo e anche se spero nel cambiamento e non sono ai livelli di coloro che costruiscono bunker antiatomici, leggere queste storie in qualche modo mi aiuta.
✨️Trama:
Nel 2013, in un mondo dominato dai magnati dell’industria, scoppia una epidemia che in breve tempo spazza via la razza umana lasciando solo pochissimi superstiti ricacciati all’età della pietra.
Anno 2073, a raccontare come sono andate le cose è James Howard Smith, uno dei pochi (se non l’unico) a poter dire di aver conosciuto “il mondo prima della devastazione”, un sopravvissuto della zona di San Francisco, California.
Ad ascoltarlo ci sono dei ragazzini “selvatici”, nipoti dei pochi che ce l’hanno fatta, che nulla conoscono della civiltà di un tempo.
✨️SECONDO RACCONTO✨️In questa edizione digitale pubblicata da @urbanapneaedizioni trovate anche un racconto di London “Tenebre e Splendore” in cui Jack ci parla con estrema semplicità dello spirito competitivo tipico della società capitalistica che spesso porta a risultati estremi e nefasti. La voce narrante è un uomo che si trova in mezzo alla ostinata competizione tra due suoi amici: entrambi eccellenti, entrambi cocciuti e presuntuosi, entrambi con la volontà di superare l’altro in ogni campo, privato e lavorativo.
Jack London con la sua scrittura vivida e puntuale riesce a darci una visione terrificante di un futuro che non è tanto assurdo visto con gli occhi nostri. Come per molti scrittori di fantascienza, è riuscito a “prevedere” un futuro portato all’estremo. Dimostra ancora una volta di conoscere bene l’animo umano, attraverso l’ormai vecchio e nostalgico James, si chiede cosa accadrebbe se tutta la cultura accumulata nei secoli andasse perduta o dimenticata? Forse una possibile risposta c’è: si tornerebbe all’età della pietra per rifare tutto da zero, ricominciare un nuovo ciclo… secondo voi faremmo anche gli stessi errori?
Silvia Civano –
Buongiorno a tutti! Oggi vi parlo della mia ultima lettura: La peste scarlatta, di Jack London, edito Urban Apnea Edizioni.
Jack London ha trascorso una vita incredibile. Io non mi appassiono alle biografie, ma nel suo caso ho fatto un’eccezione. Non starò qui a narrarla, ma una cosa è certa: London era determinato. Aveva un obiettivo e uno soltanto: fare lo scrittore. E ha dedicato anima e corpo alla scrittura, facendo anche i lavori più assurdi. I suoi occhi hanno visto tanto; avrebbe potuto limitarsi a descrivere storie ambientate nei luoghi visitati, parlare di persone incontrate durante le sue avventure. Di materiale ne aveva da usare per i libri. Ma lui è andato oltre e ha descritto anche scenari che non aveva vissuto ma che, ad oggi, si sono rivelati profetici. Uno tra i racconti che annovererei tra questi è proprio La peste scarlatta, una storia breve che racchiude un messaggio attuale, sebbene sia stato scritto da un uomo nato nel 1876.
—
“La razza umana è condannata a piombare sempre più indietro, di nuovo nella notte dei tempi della civiltà, nell’era primitiva, per poi cominciare di nuovo la sua sanguinosa scalata verso la civilizzazione. Quando riprenderemo a proliferare avremo bisogno di spazio e inizieremo a ucciderci l’un l’altro”.
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Questa è la previsione di Nonno, uno dei protagonisti del racconto distopico di London.
Nonno è uno dei pochi che ricorda com’era il mondo prima che la peste scarlatta portasse via l’umanità agli uomini, ora divisi in tribù. Attraverso le sue parole capiamo cosa è successo dopo che il virus è dilagato. Tra le varie frasi di Nonno, trovo che questa sia la più simbolica di tutte. Emerge l’ottusità dell’essere umano, che finisce col commettere ciclicamente gli stessi errori. Il presente diventa passato in fretta e il passato si dimentica ancora più in fretta. Così i ragazzini membri delle tribù sono già pronti a farsi la guerra a vicenda, a marcare confini e a compiere gli stessi errori di sempre.
Jack London ha trascorso una vita incredibile. Io non mi appassiono alle biografie, ma nel suo caso ho fatto un’eccezione. Non starò qui a narrarla, ma una cosa è certa: London era determinato. Aveva un obiettivo e uno soltanto: fare lo scrittore. E ha dedicato anima e corpo alla scrittura, facendo anche i lavori più assurdi. I suoi occhi hanno visto tanto; avrebbe potuto limitarsi a descrivere storie ambientate nei luoghi visitati, parlare di persone incontrate durante le sue avventure. Di materiale ne aveva da usare per i libri. Ma lui è andato oltre e ha descritto anche scenari che non aveva vissuto ma che, ad oggi, si sono rivelati profetici. Uno tra i racconti che annovererei tra questi è proprio La peste scarlatta, una storia breve che racchiude un messaggio attuale, sebbene sia stato scritto da un uomo nato nel 1876.
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“La razza umana è condannata a piombare sempre più indietro, di nuovo nella notte dei tempi della civiltà, nell’era primitiva, per poi cominciare di nuovo la sua sanguinosa scalata verso la civilizzazione. Quando riprenderemo a proliferare avremo bisogno di spazio e inizieremo a ucciderci l’un l’altro”.
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Questa è la previsione di Nonno, uno dei protagonisti del racconto distopico di London.
Nonno è uno dei pochi che ricorda com’era il mondo prima che la peste scarlatta portasse via l’umanità agli uomini, ora divisi in tribù. Attraverso le sue parole capiamo cosa è successo dopo che il virus è dilagato. Tra le varie frasi di Nonno, trovo che questa sia la più simbolica di tutte. Emerge l’ottusità dell’essere umano, che finisce col commettere ciclicamente gli stessi errori. Il presente diventa passato in fretta e il passato si dimentica ancora più in fretta. Così i ragazzini membri delle tribù sono già pronti a farsi la guerra a vicenda, a marcare confini e a compiere gli stessi errori di sempre.